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TECNICA DI INCOLLAGGIO DEI BRACKETS ORTODONTICI - Parte 1^ - PDF Stampa E-mail
ORTODONZIA - ORTODONZIA OGGI
Scritto da D.r. PIRRELLI Roberto VERZINO   
Mercoledì 05 Novembre 2014 15:43

 

Quali sono i requisiti indispensabili per posizionare correttante un bracket ortodontico?

 

 

PREMESSA SUGLI ATTACCHI - BRACKETS ORTODONTICI

La possibilità di applicare direttamente gli attacchi sui denti ha rivestito una grande  importanza in ortodonzia in quanto  ha contribuito a migliorare i risultati e al tempo stesso a contenere i costi legati ai materiali.

Una perplessità che si manifestò in questa metodica era legata al timore che l'attacco applicato direttamente sul dente non potesse sopportare gli stessi carichi di una tradizionale banda metallica.

La sperimentazione ha fugato questi dubbi dimostrando  che, l'attacco diretto sopporta un carico di 82 Kg, più che sufficiente per soddisfare qualsiasi esigenza di spostamento dentale.

Comunque, sia la scelta che l'applicazione del metodo, devono rispettare e rispondere a questi requisiti:

- Gli attacchi devono essere posizionati in maniera corretta;

- La tecnica di fissaggio sul dente  non deve creare lesioni irreversibili sui tessuto smalto dentario;

-  Il tempo per l'applicazione deve essere ottimizzato con equilibrio in tutte  le varie fasi  di preparazione.

Esaminiamo i problemi fisici ed anatomici di carattere cliniico-pratico  e le varie fasi che portano all'incollaggio diretto dell'attacco sul dente.

Per l'incollaggio dell'attacco sul dente non si può fare molto affidamento nè sull'adesione fisica nè su quella strettamente chimica.

Infatti i legami idrogeni che perdurano fra i gruppi carbossilici della resina e i cristalli di apatite insaturi dello smalto del dente, sono dal punto di vista quantitativo molto esigui da permettere una buona adesione fisica, ma anche l'adesione chimica affidata ai legami ionici  è insufficiente a giustificare l'adesione della resina nello smalto del dente.

Ci si deve  perciò affidare alla ritenzione meccanica provocata dall'approfondimento della resina negli anfratti dello smalto.

La resina penetrando a colata lavica nelle zone di sottosquadro dello smalto, origina numerosissime microritenzioni, ma affinchè la resina occupi completamente il volume delle porosità dello smalto è necessaria una mordenzatura elevata.


 

 

LA MORDENZATURA


La mordenzatura è praticamente l'angolo di contatto fra la superficie del dente  e il materiale e risente sia della viscosità del materiale sia della superficie del dente e nel nostri caso il materiale deve essere molto fluido. Le sue molecole devono avere una scarsa coesione per poter scorrere liberamente le une sulle altre  per avere così una penetrazione nella smalto molto alta. Se la superficie dello smalto è sgombra la mordenzatura dà ottimi risultati, altrimenti la penetrazione è insufficiente. Per ovviare a tale problema la superficie smalto va detersa per aumentare la recettività.

Lo smalto è un tessuto calcificato privo di cellule costituito per il 96% da cristalli di idrossiapatite e della restante parte di acqua e in piccolissima parte di matrice organica.

La sua superficie è uniforme e continua e l'acido ortofosforico che si adopera per provocare la mordenzatura dello smalto produce dei piccoli spazi vuoti e consente la ritenzione meccanica per la presa stabile della resina.

Perchè l'acido ortofosforico crei attraverso la mordenzatura le porositò necessarie sul tessuto smalto è determinante che i cristalli di idrossiapatite che costituiscono una specie di cintura parallela ai prismi dello smalto mantengano un buon parallelismo con i prismi.




E questo spiega come spesso ci siano indipendentemente dalla precisione tecnica delle variazioni adesive tra individuo e individuo.

E' proprio la mancanza di parallelismo cioè l'angolazione patologica dei cristalli di idrossiapatite a render vana la giusta applicazione dell'acido.

I denti decidui ad esempio avendo uno smalto privo di prismi  non presentano dopo la mordenzatura le anfrattuosità profonde tipiche dei denti permanenti  che venendo occupate completamente dalla resina assicurano la ritenzione necesaria per una perfetta adesione.

Per la mordenzatura si userà l'acido ortofosforico al 37%.

Perchè proprio al 37%?

Sono stai inseriti in un computer i dati forniti dai risultati ottenuti adoperando diverse concentrazioni di acido ortofosforico impiegato per la mordenzatura dello smalto con concentrazioni  dall'8% al 90%.

Queste concentrazioni di acido applicate sullo smalto hanno generato diversi gradi di demineralizzazione  dello smalto e questi  dati comparati al computer hanno evidenziato che la concentrazione ideale ed ottimale per ottenere una profonditò nello smalto minimamente lesiva è quella al 37 %.

La durata ideale della mordenzatura -  cioè il rapporto ottimale fra la massima adesività della resina  e minima quantità di smalto distrutta - è di 45 secondi.



Oltre alla sperimentazione eseguita al microscopio a scansione che ha dimostrato come tempi maggiori  siano lesivi  e non migliorano affatto l'adesività  è proprio la pratica quotidiana e i frequenti controlli che hanno indotto a standardizzare il tempo di 45 secondi come tempo ottimale.

La metodica della mordenzatura  è del tutto innocua se viene rispettato il protocollo operativo con i tempi stabiliti.

La perdita di sostanza smalto si aggira sullo spessore dei 3 micron e corrisponde al deterioramento superficiale del tessuto smalto in 15 mesi in una bocca di un adulto dove non è avvenuto nessun trattamento.

Addirittura dopo 12 /15 giorni dalla mordenzatura è possibile riavere una remineralizzazzione della superficie smalto.

Affinchè la mordenzatura ottenga il miglior risultato non deve essere assolutamente  contaminata dalla saliva,  le cui proteine possono ridurre le lesioni nello smalto  del 60%.

E' ovvio che a mordenzatura avvenuta,  il paziente, non deve assolutamente sciacquare la bocca,  proprio per  non compromettere il risultato raggiunto.

In caso di contaminazione salivare, è necessario ripetere la fase della mordenzatura, facendo attenzione di lasciare l'acido ortofosforico sul dente/i per 15 secondi.

E' utile usare 1/2 ora prima della  fase di mordenzatura un farmaco antisecretivo per determinare la secchezza delle mucose.

Nei denti in cui l'eruzione è avvenuta di recente è bene provvedere ad uno sgrassaggio accurato del dente/i da sottoporre a mordenzatura, si consiglia l'uso della polvere di pomice da adoperare su uno spazzolino per profilassi.

Altra raccomandazione, è quella di non usare assolutamente soluzioni a base fluoro o gel protettivi a scopo  prevenzione carie subito dopo la fase di mordenzatura del dente/i, in quanto questi componenti riducono del 60-70% l'adesione della resina sul dente da trattare.

Invece come misura preventiva può essere utile far adoperare al paziente nelle operazioni di igiene orale domiciliare un colluttorio anticarie al 0,05% di fluoruro di sodio a PH neutro, da usare 2 volte al giorno per 2 minuti di tempo  - da iniziare il giorno seguente all'incollaggio dei brackets ortodontici -


LE RESINE PER INCOLLAGGIO DEI BRACKETS - ATTACCHI ORTODONTICI


Le resine in uso più comuni sono i metilmetacrilati molto simili alle resine di Laboratorio adoperate per la costruzione di protesi dentarie.

Hanno alcune caratteristiche negative, quali l'eccessivo assorbimento dei fluidi orali  e la notevole contrazione al momento della presa-indurimento, del materiale.

Si è ovviato a questi difetti con l'introduzione  delle resine epossidiche che non assorbono liquidi, non producono contrazioni, oltre ad essere termostabili.

La notevole fluidità dovuta a molecole di metilmetacrilato rende la penetrazione del materiale nel tessuto smalto molto agevolato.

Il composito  si presenta generalmentre sotto forma viscosa.

 

FINE 1^ parte - CONTINUA CON LA 2^ PARTE -

 

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Ultimo aggiornamento Venerdì 07 Novembre 2014 08:12
 

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